Per molti progetti AI con dati personali, la DPIA non è opzionale: è un obbligo GDPR e un buon strumento di governance. Ecco quando serve e come affrontarla. (dgm implementa osFoundry — dgm è un partner di integrazione indipendente, non è osFoundry, e non è un DPO.)

Cos’è la DPIA

La DPIA (valutazione d’impatto sulla protezione dei dati) è un processo del GDPR per i trattamenti ad alto rischio per i diritti delle persone: identifica rischi, mitigazioni e rischio residuo prima di avviare il trattamento.

Quando serve per un progetto AI

Quando il trattamento è ad alto rischio: monitoraggio sistematico, dati sensibili su larga scala, decisioni automatizzate che incidono sulle persone, profilazione significativa. Molti progetti AI con dati personali ricadono qui. In caso di dubbio, è prudente farla. Vedi GDPR e AI in azienda.

Chi la fa

È responsabilità del titolare, con il DPO (dove nominato) e spesso consulenti privacy. Chi implementa (come dgm) fornisce gli elementi tecnici (flussi di dati, misure di sicurezza), ma la valutazione resta del DPO.

Non è solo burocrazia

Oltre a essere un obbligo per certi trattamenti, è un buon strumento di governance: costringe a ragionare su rischi e mitigazioni prima di partire, riducendo rischi legali e operativi. Vedi Governance dell’AI in azienda. osFoundry è self-hostabile in UE con hook utili.

Come aiuta dgm

dgm fornisce gli elementi tecnici per la DPIA (flussi dati, residenza UE, accessi, misure), coordinando con il tuo DPO e i consulenti, che restano responsabili della valutazione. Prezzo del servizio: 399 $ di assessment e 3.999 $/mese (IVA 22% per i clienti italiani). Esplora la piattaforma su osFoundry, oppure parla con dgm.

Informazioni generali, non consulenza legale. La DPIA resta responsabilità del titolare e del DPO.