Usare l’AI sui dati personali richiede rispetto del GDPR — e in Italia il Garante è tra i più attivi d’Europa. Ecco cosa serve, con onestà. (dgm implementa osFoundry — dgm è un partner di integrazione indipendente, non è osFoundry, e non è uno studio legale né un DPO.)
Cosa richiede il GDPR con l’AI
- Base giuridica valida per il trattamento (incluso l’eventuale training);
- Trasparenza/informazione verso gli interessati;
- DPIA per i trattamenti ad alto rischio;
- Verifica dell’età dove rilevante;
- Procedure di notifica delle violazioni.
La conformità è progettazione, non un’aggiunta finale.
Il Garante è molto attivo
Il Garante ha disposto il blocco temporaneo di ChatGPT (2023, poi riattivato), la rimozione di DeepSeek dagli app store (2025), e ha sanzionato OpenAI con 15 M€ — poi sospesi dal Tribunale di Roma (2025), esito pendente (da trattare come contestata, non definitiva). Vedi Cosa fa il Garante sull’AI.
Dati sensibili: massima cautela
Per i dati sensibili: base giuridica adeguata, residenza UE, controllo accessi rigoroso, nessun addestramento sui tuoi dati, e DPIA. Spesso preferibili deployment on-prem o UE. Vedi DPIA: valutazione d’impatto AI e AI sui dati aziendali: sicurezza.
Come aiuta dgm
dgm imposta i controlli pratici (residenza UE via self-hosting, accessi, nessun riuso dei dati), coordinando con il tuo DPO e i consulenti privacy per le valutazioni. La piattaforma (osFoundry) dichiara hook GDPR-aligned (cancellazione, registri). Prezzo del servizio: 399 $ di assessment e 3.999 $/mese (IVA 22% per i clienti italiani). Esplora la piattaforma su osFoundry, oppure parla con dgm.
Informazioni generali, non consulenza legale. Le valutazioni privacy spettano al DPO e ai consulenti.